Matrimonio nell’orto di Cipollonia

C’era una volta un Paese bellissimo dove vivevano felici e contenti tutti g romi del mondo. Si chiamava Beltempo, di nome e di fatto. Aveva il clima ideale per crescere e proliferare bene. Ogni tanto un po’ di pioggia regalava a Beltempo quel tanto di acqua che serviva a dissetare tutta la popolazione.

Il re e la regina erano gli eredi della grande famiglia delle Cipollonie. Una famiglia che regnava da secoli al totale servizio del suo popolo ed, in verità, erano molto amati e stimati perchè avevano accolto da generazioni tutti gli emigranti degli altri paesi che erano venuti a vivere a Cipollonia.

Messere Prezzemolo era amaro e troppo alto per loro.

I reali avevano dodici figlie e ormai disperavano di poter avere il tanto sospirato erede al trono. Non che fossero vecchi, ma anche per dei reali dodici figlie da maritare erano proprio tante.

Ogni anno, man mano che le ragazze crescevano, il re organizzava una festa, con gli sponsali delle contrade e di altri Paesi. E per fortuna ogni anno riusciva, con grande sollievo a far sposare ad una ad una le sue figlie.

Ormai ne erano rimaste tre in età da marito, ma purtroppo essendo le più piccole della nidiata, erano le più viziate e le più esigenti.

Il re e la regina erano veramente disperati. Messere Peperoncino era troppo forte per le signorine che starnutivano e diventavano tutte rosse ogni volta che li incontravano.

Per non parlare poi di quando si incontravano con la famiglia dei sedani.Erano troppo altezzosi e di sicuro avrebbero dato tutte le loro coste per potersi imparentare con la grande famiglia reale.

La disperazione ormai reganava nel Palazzo reale. Ed il Re e consorte si erano ormai rassegnati ad avere in casa tre zitelle.

Ma un giorno, tutta la contea di Cipollonia fu svegliata da un grande baccano. Dagli orti si affacciarono tutti gli aromi, infastiditi ed insonnoliti e videro un carretto carico di strani verdurine. Erano ammassati e scuotevano il capo tanto forte da provocare delle zaffate terrificanti. Tanto erano maleodoranti che in un battibaleno gli aromi si chiusero nelle loro casette e si rifiutarono di uscire.

Ma il Re e la Regina non potettero far finta di nulla. E avvolti in grandi foglie di basilico uscirono in piazza per sapere chi fossero questi invasori e come mai puzzassero tanto.

Scese dal carretto uno strano esserino tutto a spicchi che camminava dondolando e scuoteva il suo lungo cappellino verde. Si inchinò davanti alle sue maestà e quell’inchino fece svenire i reali che soltanto dopo una sventolata di foglie di verbena si li ripresero. “Siamo Agli dell’Asia – Maestà – e siamo venuti a Cipollonia per chiedere asilo politico. Nel nostro grande Paese il caldo ci sta uccidendo e vorremmo vivere nel vostro Paese”.

Nel frattempo le tre sorelle, ormai ritenute zitelle, vedendo quei bellissimi giovanotti tutti a spicchi se ne innamorarono e decisero che ne avrebbero sposati tre. Ma soltanto quelli che riuscivano a non puzzare tanto.

Seppure a malavoglia i reali organizzarono una grande festa da ballo dove furono invitati gli aromi nobili del Paese.

Quando arrivarono gli “asiatici” ci fu un fuggi fuggi generale. Soltanto tre di loro si avvicinarono e levatosi dal capo il ciuffo verde, miracolosamente ogni cattivo odore scomparve.

Si sposarono con le tre sorelle di Cipollonia e da quel giorno entrano in pentola insieme, a patto però che gettino il cappello. E dal loro matrimonio nascono ogni giorno buone pietanze.

I reali avevano dodici figlie e ormai disperavano di poter avere il tanto sospirato erede al trono. Non che fossero vecchi, ma anche per dei reali dodici figlie da maritare erano proprio tante.

Ogni anno, man mano che le ragazze crescevano, il re organizzava una festa, con gli sponsali delle contrade e di altri Paesi. E per fortuna ogni anno riusciva, con grande sollievo a far sposare ad una ad una le sue figlie.

Ormai ne erano rimaste tre in età da marito, ma purtroppo essendo le più piccole della nidiata, erano le più viziate e le più esigenti.

Il re e la regina erano veramente disperati. Messere Peperoncino era troppo forte per le signorine che starnutivano e diventavano tutte rosse ogni volta che li incontravano.

I reali avevano dodici figlie e ormai disperavano di poter avere il tanto sospirato erede al trono. Non che fossero vecchi, ma anche per dei reali dodici figlie da maritare erano proprio tante.

Ogni anno, man mano che le ragazze crescevano, il re organizzava una festa, con gli sponsali delle contrade e di altri Paesi. E per fortuna ogni anno riusciva, con grande sollievo a far sposare ad una ad una le sue figlie.

Ormai ne erano rimaste tre in età da marito, ma purtroppo essendo le più piccole della nidiata, erano le più viziate e le più esigenti.

Il re e la regina erano veramente disperati. Messere Peperoncino era troppo forte per le signorine che starnutivano e diventavano tutte rosse ogni volta che li incontravano.

Scese dal carretto uno strano esserino tutto a spicchi che camminava dondolando e scuoteva il suo lungo cappellino verde. Si inchinò davanti alle sue maestà e quell’inchino fece svenire i reali che soltanto dopo una sventolata di foglie di verbena si ripresero. “Siamo Agli dell’Asia – Maestà – e siamo venuti a Cipollonia per chiedere asilo politico. Nel nostro grande Paese il caldo ci sta uccidendo e vorremmo vivere nel vostro Paese”.

Nel frattempo le tre sorelle, ormai ritenute zitelle, vedendo quei bellissimi giovanotti tutti a spicchi se ne innamorarono e decisero che ne avrebbero sposati tre. Ma soltanto quelli che riuscivano a non puzzare tanto.

Seppure a malavoglia i reali organizzarono una grande festa da ballo dove furono invitati gli aromi nobili del Paese.

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