Le spurie del carciofo panate

Che bontà. Che ingordigia. Sono contadina di me stessa e ne vado orgogliosa. Volete conoscere il mio nome? Mi chiamo Spocchia. Un nome che ha molti significati, ma il più importante che mi attribuiscono i “golosi” è: Delizia.

I miei natali sono stagionali. Sono figlia spuria di un grande prodotto della Natura: il Carciofo che nasce per rifocillare e far godere il mondo intero. Ebbene veniamo al dunque.

Quando la stagione dei Carciofi termina nasco io. Somiglio moltissimo al gambo del mio genitore. Sono piuttosto grassetto, ma di gran gusto. Mi conoscono gli amanti della gastronomia contadina che finito il raccolto del Carciofo si affrettano a cercarmi cogliermi e gioire del mio gusto.

Amo essere cucinato in una maniera per me insuperabile.

Ricetta:

Raccolto debbo essere lentamente sfilacciato (come si usa con il Sedano) e bollito per breve tempo in acqua e aceto o limone. Scolato bene (lasciato un pochino al dente) desidero giacere poco tempo in una densa e delicata pastella. Per riprendermi dall’emozione.  Dopo 15 minuti di riposo che mi concederete, prendete un padellino alto e riempitelo di olio d’Olivo. Per vedere se è ora di tuffarmi a sfrigolare gettate due o tre grani di sale grosso nella padella che eviterà di far sbuffare l’Olio con relativa fuori uscita. Ora friggetemi con garbo e delicatezza. Scolatemi con amore e depositatemi in un bel piatto di portata. Se volete farmi cosa gradita e non soltanto a me circondatemi di qualche “bocconcino” bianco e gravido di latte, oppure una burratina, ancora meglio una fetta grondante delizia di mozzarella di bufala.

Mi chiamo Spocchia. Non cambiatemi nome. E se qualcuno ancora non mi conosce è perché essendo un rappresentante della meravigliosa cucina povera mi nascondo. Soltanto perché amo i palati delicati ed eletti a gustare i veri prodotti della Terra carnosa opulenta detta anche Terra del Sole.

Questa ricetta se siete d’accordo la vorrei dedicare a una donna nata a Palo del Colle che si chiamava Pasqua. Una donna che ho amato e che mi ha insegnato ad amare, a me romana, la cucina del Sud. Era mia suocera.


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