Femminismo ante litteram

Se pensiamo al movimento femminista ci viene in mente una data: 1968: l’anno della rivolta ufficiale delle donne verso il maschilismo che in quell’epoca imperava. In realtà, quegli anni hanno ufficializzato ciò che era ufficiosamente nato qualche secolo prima, nel Medio Evo e sempre la città di Roma come testimone: romane vere e adottate che ebbero il potere occulto (ma non tanto) di entrare nei favori dell’Impero ecclesiastico. E sì entrarono nei favori dei rappresentanti della Chiesa. Maschilisti da sempre. Le suore ancora oggi non possono accedere ai paramenti sacri. Ma a torto o a ragione di fatto c’è che le “signore” dell’alta borghesia romana riuscirono con arti seppure discutibili, ad entrare nell’ombra nelle sedi più prestigiose del potere. Le donne allora erano considerate simbolo del peccato, mostri sessualmente da temere. Nonostante ciò molte riuscirono ad imporsi appropriandosi di un potere che seppure occulto manovrava di fatto le gerarchie ecclesiastiche. La Papessa Giovanna che riuscì a nascondersi diventando appunto Primate della Chiesa cattolica per qualche anno, fino al parto avvenuto (si narra) in pubblico durante una visita ai fedeli accompagnata dai sacerdoti. Ageltrude, detta la Papessa, perché riuscì  a far incoronare suo figlio da Papa Stefano. Non solo, ma la donna riuscì a vendicarsi di chi fino ad allora aveva ostacolato le sue ambizioni. Per non parlare di Teodora moglie di Teofilatto uomo di potere nell’ambito del Laterano, che riuscì a costruire un grande futuro alla figlia Marozia spingendola (si dice) nel talamo di papa Sergio III. Siamo nel 904. Quanti secoli sono trascorsi? Notizie ne abbiamo anche di un’altra donna “papessa per vocazione”: Matilde di Canossa è ritenuta il braccio destro del papato di Gregorio VII. Ma le maldicenze sono soltanto sussurrate perché a differenza di molte altre signore di potere, Matilde è prodiga di beneficienze che ufficialmente la pongono in una posizione di tutto rispetto. La nobildonna desidera un posto di prestigio per suo figlio Alberigo. Ci riuscirà. Purtroppo per lei dopo tanti “sacrifici” sarà proprio il giovane che ottenuta la carica ambita si vorrà liberare della madre facendola rinchiudere in un monastero dove morirà nella sua cella. E siamo nel 936 circa. L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma qualche nota sul movimento tutto al femminile di cui oggi tanto discutiamo, è una realtà sempre esistita. Con poche differenze. E se ci sono, non ce ne siamo accorti.

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