JUDY L’ AMERICANA

Judy era enormemente orgogliosa di sé. Era nata in un pollaio ad alta tecnologia in California e per questi natali si vantava con le sue amiche bitontine. Judy, infatti, un bel giorno di primavera, aveva soltanto quattro mesi di vita, era stata acquistata da un allevatore di Bitonto, un bel paesone nell’hinterland pugliese. Aveva sofferto molto i primi mesi. Il coccodè delle sue amiche un po’ troppo aperto sapeva piuttosto di cantilena e non somigliava affatto al modo di esprimersi gioioso della regione dove era nata. E’ vero che non le mancava nulla, aveva mangime a sufficienza e poi, fatto molto importante, viveva all’aria aperta, libera di razzolare come voleva. Ma le sue amiche non riuscivano proprio a capire perché si lamentasse tutto il giorno e piagnucolasse in continuazione. Judy si era molto affezionata a Ugo, un galletto tutto pepe che cercava di consolarla coccolandola intere ore. Forse Ugo era anche un po’ innamorato di questa gallinella triste e piagnucolosa. Di Judy gli piacevano le piccole penne un po’ diverse  da quelle delle altre galline, color marrone, ricche di sfumature rossicce, la cresta, color vinaccio e le sue zampette un bel giallo ocra. Inoltre quello che affascinava Ugo era quel muoversi altezzoso e quello zampettare velocissimo che lo faceva letteralmente impazzire. Con le altre ospiti del pollaio Judy non aveva buoni rapporti. Non riusciva proprio ad essere uguale a loro. Si sforzava anche parecchio di essere simile alle sue amiche, ma ad un certo punto tutto crollava e Judy si distaccava senza troppi sentimentalismi.

Un giorno Ugo, che ormai le aveva dichiarato il suo folle amore, la invitò a fare due chiacchiere sotto l’ombra di un grande e meraviglioso pino secolare che ombreggiava e profumava, con la sua grande corona di foglie, il pollaio.

Si sedettero tutti e due ed Ugo cercò con tutto l’amore che aveva nel cuore di far aprire il cuore di Judy. Lei si sentì per la prima volta in vita sua una grande ed importante gallina e se era diversa dalle altre, Ugo le assicurò che non doveva farsene un cruccio. Piuttosto le insegnò ad accettare gli eventi ed i cambiamenti della vita e l’aiutò a rendersi utile non soltanto covando. E così fu.

Iniziò immediatamente ad organizzare dei campi da lavoro. Ad ogni sua amica venne dato un compito preciso: chi raspava con le zampe e costruiva delle aiuole, aiutate da due calabroni che ronzavano tutto il giorno nel pollaio. I due infatti felici ed operosi cominciarono a gettare polline nelle aiuole che ben presto fiorirono rendendo il posto pieno di colori e profumi. Altre galline furono impegnate ad insegnare a tutti i pulcini le belle maniere, a giocare senza beccarsi e soccorrere chi di loro si faceva del male mentre le altre galline più giovani, addestrarono le più piccole ad adornarsi per i mesi dell’amore. Inoltre sempre le gallinelle, furono impegnate dalle mamme a difendere comunque la loro dignità di fronte ai giovani galli un po’ troppo arditi. Nacque così un’alleanza magnifica. Tutte per una, una per tutte, anche se non mancava qualche amica un po’ anzianotta che coccodeava brontolando. Ma sotto sotto anche quelle erano soddisfatte. Peccato pensavano, che non si fossero date da fare prima. Gertrude, la più anziana, era però un po’ invidiosa di Judy. Le invidiava la linea affusolata e l’energia vitale che sprizzava da tutti i pori. Lei ormai, era diventata appetibile, e ogni tanto quando il padrone bitontino entrava per prendere le uova, la guardava e diceva: tra poco sarai pronta per un brodo al dio-biondo. Gertrude lo ascoltava atterrita pensando a quel dio-biondo  che altro non era che un grande pentolone messo a bollire sul fuoco come era accaduto tempo fa ad una sua sorella di uovo, quando il padrone la venne a prendere stringendola per le ali, Gertrude cercò di salvarla, ma quando riuscì ad avvicinarla, la sorella era agonizzante, spennata impudicamente e privata totalmente della sua privasy. Fu il giorno più brutto della sua vita. Non lo dimenticò più. Ed ora pensava alle belle parole di Judy ed Ugo, belle parole sì, ma non per lei che era ormai destinata a ben altre mansioni: un bel brodo grasso pieno di intingoli ed aromi: un brodo al dio-biondo.

Judy vedendola tutto il giorno intenta a sgranocchiare e piagnucolare le si avvicinò: ciao Gertrude, le disse, capisco la tua ansia e i tuoi timori, purtroppo la nostra vita è già stata segnata però devi reagire e se vuoi ti aiuterò. Parli bene tu, rispose Gertrude, per me c’è troppo poco tempo ormai. Il padrone ha deciso di sacrificarmi al buon dio-biondo ed io ho tanta paura, credimi.

Judy si commosse e chiamate le amiche, decisero di mettere in atto una strategia: quella di far dimagrire Gertrude e di non renderla più appetibile. Da quel giorno misero al lavoro la vecchia gallina. La fecero raspare e ripulire ben bene il pollaio. Le diedero il compito di innaffiare le aiuole e di occuparsi della pappa dei pulcini. Quando Gertrude si lamentava le ricordavano impietosamente il pentolone dove sarebbe miseramente finita in brodo.

Ben presto Gertrude riconquistò la linea di un tempo e imparò che solo lamentarsi non serve a nulla e quando il padrone venne per prenderla la vide magra e asciutta e rimandò il brodo a tempi migliori.

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