LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Ero una mamma. Una mamma Foca. Vivevo nei mari del nord e giocavo sui ghiacciai. Vivevo felice in questo angolo di Paradiso, dove il tempo sembra non avere orari. Dove la notte scende lentamente. Non conoscevo le dita adunche della morte e il dolore che strazia le tue stesse carni. Fino al giorno in cui odo un rumore, delle urla, stridii e una voce che mi urla di correre. _ Corri più che puoi devi salvare i tuoi cuccioli. Salvare i miei cuccioli? Da chi? Ora ho lasciato l’ultima nata al mio compagno è bellissima, il suo pelo è lucido e bianco come i ghiacciai che abbiamo intorno.

Le comari urlano con lei, piangono. Lei Mamma Foca non si ferma. Deve ritrovare l’ultima nata. Ha già perso troppi cuccioli. E allora corre, corre dietro a quella voce ed il suoi occhi diventano obiettivi, le sua piccole zampe veloci come la luce. E proprio mentre corre e cerca di vedere lontano ode degli stridii strazianti. E’ in quel momento che li vede, vede quattro piccoli cuccioli. Il suo stupore è immenso. Debbono essere appena nati. Come la sua piccola scomparsa. Forse è proprio lei, pensa tra sé e sé. E riprende a correre fino a quando li raggiunge. Lo stupore la blocca. I piccoli sono legati, i loro piccoli occhi carichi di dolore, le ciglia appena formate umide di lacrime. Vede smarrimento, dolore, disperazione. Vorrebbero fuggire, ma sono legati attaccati uno all’altro. Possono soltanto gridare insieme e toccarsi con la punta dei loro musetti. Vicino a loro decine di sacchi chiusi. Legati e abbandonati lungo il ghiacciaio. Sono sacchi pieni. A tratti sembra si muovano. Mamma Foca ha capito. Ora ha paura, è terrorizzata. A capito che quei sacchi appartengono alle lunghe dita adunche dei bracconieri. Quando cadono le stagioni dei nostri nidi li vediamo da lontano venire verso di noi muniti di sacchi grandi e bastoni per uccidere e portar via i nostri cuccioli. Si sentono forti i bracconieri sanguinari. Conoscono la nostra lentezza. Ma ora no. Cerco di essere veloce. Apro un sacco e poi l’altro. I piccoli mi guardano smarriti. Iniziano a fuggire. Poco distante le altre mamme Foche li accolgono con stridii di gioia, di amore. Riescono persino a saltare con queste nostro piccolissime zampe. Poi inizio ad aprirne altri ed altri ancora, fino a quando vedo alcuni sacchi rammolliti. Immobili. Allora capisco. Voglio guardare e capire fino a che punto l’uomo può andare in giro con il solo vessillo della morte. Le loro testoline sono insaccate in un intrigo di pelle rosa. Come quelle dei neonati. Uomo immondo per pochi soldi ti sei macchiato di un reato che urla vendetta. Non dà noi mamme Foche. No. Noi siamo capaci soltanto piangere i nostri figli uccisi da voi per pochi soldi. E il danaro sarà la vostra maledizione.

Sono una mamma Foca è vero. Quante altre mamme esistono nel mondo che urlano il loro dolore. I nostri vengono scuoiati per le pelli pregiate. Altri vengono uccisi dalle bombe e non importa se sono dello stesso sangue. Importante è arrivare al Potere come una grande piovra.

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