A Cesira…

Ciao mia amata piccola Cesira. Ciao mia patatina. Mi hai detto addio con tanto dolore. Ti sei addormentata per sempre tra le mie braccia guardandomi fino all’ultimo tuo respiro con quei due occhi sempre vigili e attenti per non perdermi mai di vista. Mi allontanavo ma eri sempre pronta a seguirmi con i tuoi occhi. Ovunque. Nulla ti faceva paura era sufficiente che fossi tra le mie braccia. Tu uno scricciolo di cane eri la mia paladina ed io il tuo rifugio. Ricordi quante volte entravi nella mia borsa quando in alcuni luoghi i cagnolini non potevano entrare. Lo capivi ti gettavi dentro velocemente e rimanevi muta, ferma fino a quando la riaprivo. Era il momento di uscire. Spero che tu ora possa stare bene senza quel dolore così forte che ti ha frastornato per una lunga settimana. Quanti ricordi meravigliosi ho di te entrata nella mia vita all’improvviso. Piccola come un topolino, ma da subito tenera, affettuosa. Immediatamente senza conoscermi mi hai sommersa di baci. Senza pudori senza tentennamenti. Chissà forse hai avvertito il mio grande bisogno di amore e di affetto specialmente in quel periodo così triste della mia vita. Da quell’istante non ci siamo più lasciate. Abbiamo viaggiato insieme, aerei, traghetti, automobile io e te la mia adorata compagna. E tu sempre allegra, avevi imparato anche a sorridere con la boccuccia protesa verso i miei occhi.

Sento ancora il tuo profumo. Sento ancora quel tuo modo di accoccolarti accanto a me. E lo hai fatto fino all’ultimo tuo respiro. Nella Clinica S. Francesco a Roma hanno fatto l’impossibile. Ti hanno amata da subito anche loro. Meravigliosi. Umani. Amorevoli e pazienti con me e con te. Con me perché nonostante avessi capito la gravità del male maligno che ti aveva colpito speravo e chiedevo continuamente conferme di una tua possibile guarigione. Ora mi hai lasciata. Sono disperata. Mi manchi. Sento ancora il rumore delle tue zampette. Odo il tuo baubau, che mi voleva accanto a sé. Sarai sempre nel mio cuore. E quel 12 marzo alle ore 16 il mio cuore ha avuto un tonfo. Farfallina mia debbo dirti grazie. Grazie per non avermi mai lasciata neanche nei momenti più tristi della mia vita. Ora come farò senza di te?

La tua mamma umana Francesca

Giacomo Ricci e la sua Cenerentola

rem_cenerentolaC’era una volta….e il sogno c’è ancora. Il sogno spesso non è sogno ma realtà e nulla è più utopistico pensare che non si realizzi. Un pensiero sciocco penserà chi legge. Ma molto spesso la vita ci meraviglia e ci fa gioire perché per una sconosciuta alchimia il sogno si realizza. E come nel finale delle migliori favole: tutti vissero felici e contenti.

Questo il messaggio che il regista Giacomo Ricci ha voluto donare nel riproporre a suo gusto e fantasia l’indimenticabile favola di Cenerentola recitata dalla compagnia teatrale del Maestro “L’Alternativa”.

Di fantastico Ricci, pur rimanendo fedele al personaggio della leggiadra fanciulla, ha mescolato una serie di realtà che oggi soffiano violentemente nel nostro mondo. Ci sono le sorellastre, la matrigna senza cuore ambiziosa e perfida. La noncuranza e la superficialità, eterni motori della dissolutezza. Ma una Cenerentola c’è sempre nel mondo, creatura pura e fedele nonostante il dolore, accetta con dignità l’oltraggio dell’umiliazione e della cattiveria della matrigna e delle sorellastre. E a questo punto il grande Ricci immette nella tenera storia della fanciulla un sodalizio che lascia intendere molte cose sui sentimenti reali della vita. La fedeltà e l’amore che il mondo animale e vegetale (allegoricamente i più puri) circondano la loro beniamina infondendole  amore, ottimismo e fiducia. E’ questo uno dei motivi per i quali la giovane lotta e sogna un futuro più lieto e ingordo d’amore. Che inevitabilmente arriverà.

Meritevoli di applausi tutti gli attori della Compagnia L’Alternativa che Giacomo Ricci  istrionico uomo di spettacolo ha saputo ben guidare dentro la storia fiabesca più amata.