IL CASALE DELLE OCHE GIULIVE

Una riunione nel Casale delle Oche giulive si teneva ogni fine mese per risolvere i problemi del condominio, oramai molto allargato ed abitato da altre razze di pennuti e quadrupedi. Era un condominio allegro, ma ovviamente con tanti problemi. La convivenza non era facile con chi voleva volare nelle ore più impensate disturbando con il battito di ali improvviso. Oppure con chi rumorosamente ragliava e grugniva per un tozzo di pane, che veniva poi regolarmente rubato dal famoso (nella storia) del terzo incomodo.

Ci voleva un po’ d’ordine, che diamine! Così pensarono delle signore Oche seccate da tanto baccano. Eleganza innanzi tutto, occhettavano le dame. Tutto si può dire o fare, ma ci vuole sempre una certa signorilità nei modi.

Quante ciance queste bigotte coccodeavano le miss Gallinefaraone. Ma chi credono di essere?

Siamo signore care pollastre da cortile. Siete abituate a zampettare nella vostra stessa sporcizia e mai una volta che vi abbia viste nell’acqua del Lago a lavarvi e profumarvi con i rami di rosmarino.

Siete soltanto delle povere schiave care Oche da strapazzo.

Insomma avrete capito che ormai nel condominio erano zuffe quotidiane. E non solo.

 Cavalli che nitrineggiavano sugli Asini accusandoli di essere volgari ed appartenenti alla più bassa borghesia, i Maialini che ogni giorno ormai andavano a rubare il cibo nella mensa in comune delle signorine Cavalline e delle signore Capre perché noi non vogliamo distruggere la nostra linea. Basta con i tuberi e il pane fatto in casa che ci propinate. Vogliamo anche noi avere una linea affusolata adatta ai tempi moderni.

La riunione si tenne nel cortile del condominio. Vennero le Mucche madri con i loro vitelli, le Pecore con i loro agnelli, le Galline, che per l’occasione erano andate nell’Istituto della visagiste Cornelia che le aveva messe a bagno in una grande vasca riempita per l’occasione di acqua del ruscello, dove galleggiavano orchidee, fiori di genzana, petali di rose selvatiche. Le aveva anche leggermente depilate, spuntato loro le ali a forma di cuore, ed in testa aveva legato con solidi fili d’erba delle margherite gialle e bianche, vennero con il loro pulcini tirati a lucido.

Inutile dirvi che sembrava più una sfilata di moda che una riunione di affari seri da discutere. Le femmine di tutte le specie sono fanatiche e ci tengono ad apparire in occasioni importanti.

L’amministratore delegato era una grande Giraffa, abbandonata a suo tempo perché priva di una zampa che gli era stata tagliata da un maldestro Buecornuto, che non aveva fatto in tempo a scansare il tagliaerbe. Era stata abbandonata presso il Casale delle Oche Giulive, curata a dovere e adottata dalla comunità. Il suo compito era di fare la portiera. Grazie proprio al suo lungo collo nulla poteva sfuggire ai suoi occhi. E vi assicuro che diminuirono notevolmente i furti e gli incidenti. Questa è la storia. Tutto abbastanza bene. Ci voleva soltanto qualche lezione di bon ton. Scelsero all’unanimità la prof.ssa Gufetta di Montecapriolo. Una nobile, ahimè decaduta, ma pur sempre una grande volatile di modi e di gusti.

Le disposizioni furono: ogni traversa della Contrada delle Oche Giulive era controllata da Messer LoLupo rosso. A ogni scorrettezza ulululava profondamente e prendeva il malcapitato per la coda o per le penne e lo costringeva a radersi completamente e girare per la Contrada fino a che non gli fossero ricresciuti gli abiti naturali.

Ci voleva anche un controllore per la via aerea. Fu chiamato all’ordine dalla Giraffa amministratore un Giffone. Scorrettezze in volo? Virata violenta, fino a prendere per un’ala l’indisciplinato. Rasatura totale anche lui. Il poveretto privato doveva appollaiarsi su un ramo di Pino (ovviamente il più basso) e subire il ridicolo dei passanti. I pulcini si comportavano male? Ebbene il loro sorvegliante che era il signor Tacchino Tobi, con i suoi lunghi barbigli, li prendeva e li puniva riportandoli a casa dentro una grande zucca vuota. Immediatamente ricevevano beccate nel loro sederino dalle Mamme miss Galline e una sonora grattata da messere Galloruspante.

Il Casale delle Oche giulive si trasformò ben presto in una grande scuola di educazione civica. Venivano da Paesi molto lontani. Vennero Cammelli, Colibrì, Zebre, Tucani… e venne persino un Orso Polare con suo figlio, il quale aveva distrutto un intero Villaggio di Igloo e per questo era stato tenuto in una gabbia di ghiaccio senza cibo per una settimana.

Nacque così una grande Comunità terapeutica che prese il nome di Collegio Internazionale delle Oche giulive, dove alle nuove generazioni, si insegnò: rispetto, cultura, concordia. E che se avessero messo in pratica gli insegnamenti avuti, sicuramente la loro vita sarebbe scorsa con meno problemi e con più amore e stima.

Larga la foglia stretta la via dite la vostra che ho detto la mia.

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JELLA O FORTUNA?

Nessuno crede ma…..tutti sperano che la Fortuna invocandola ci abbracci una volta e…buona. La magia esiste? No. Esiste la bontà, la cattiveria, l’invidia (che secondo me è la jella). In tempi assai lontani l’uomo per accattivarsi la buona sorte ricorreva a rituali pagani. Pregava il dio Sole per arricchire le risorse della Terra. Rispettava la Luna che illuminava la notte. Quando si scatenavano temporali che sconquassavano le loro vite rimanevano impietriti, terrorizzati perché temevano le ire dell’Universo. Già, altri tempi direte. All’interno delle tribù costituite c’era sempre un vecchissimo saggio (ne aveva passate di tutti i colori nella sua lunga vita) che memore delle sue esperienze era delegato Stregone perché spesso affidandosi alle sue esperienze riusciva a salvare molte situazioni pericolose.

Il mondo della divinazione è pur sempre ricco di fascino. Il mistero svelato (ma va’) che nei secoli dei secoli non è mai scomparso anche se di misteri svelati soltanto quello della Madonna ci è dato sapere con sicurezza. Me le formule che promettono ricchezze e salute resistono ai tempi. Anzi sembra che siano raddoppiate. Sarà la crisi economica e quelle delle idee vincenti. Impoverimento culturale che regala letture facili e facili esorcismi contro la jella. Noi invece parleremo dei talismani casalinghi. Con prodotti della Natura e tanta ironia.

Sale grosso: pulite ben bene i pavimenti (sullo sporco la jella ci gode). Aspettate la mezzanotte. Munitevi di bastoncini di incenso. Allo scoccare dell’ora stabilita prendete un bel mucchietto di sale grosso e gettatelo dietro la spalla sinistra. Il sale assorbe le negatività e l’incenso porta gioia e allegria oltre ovviamente ad un buon profumo.

Sale grosso a piccoli grani (capirete perché): prendetene due granellini. Mettetele nelle scarpe il giorno del vostro matrimonio. (stoicità con il fastidio) Usatene anche nel caso abbiate un importante appuntamento di lavoro. Se le vostre estremità fossero tanto sofferenti l’alternativa è: un sacchettino dove metterete i granelli di sale grosso e in un taschino se siete un uomo, nella borsetta se siete ovviamente una donna. Se ci credi funziona.

Un corallo rosso, un dente di carnivoro (non i vostri) la radice di verbena oppure un dente di pescecane o di cinghiale i maghi del passato garantivano l’efficacia. Portatelo al posto del sale grosso.

Con l’avvento della modernità i maghi benevoli ci dicono che: se il collant si dovesse smagliare contemporaneamente in due punti sappiate che è di grande auspicio. Riceverete un bellissimo regalo.

Il ferro di cavallo (meglio se arrugginito) e un chiodo trovati per strada sono una manna per la fortuna. Raccoglieteli senza vergogna e avrete i talismani più potenti che ci siano. (mi raccomando non rubarlo da un piede sano di un povero equino).

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Ero una mamma. Una mamma Foca. Vivevo nei mari del nord e giocavo sui ghiacciai. Vivevo felice in questo angolo di Paradiso, dove il tempo sembra non avere orari. Dove la notte scende lentamente. Non conoscevo le dita adunche della morte e il dolore che strazia le tue stesse carni. Fino al giorno in cui odo un rumore, delle urla, stridii e una voce che mi urla di correre. _ Corri più che puoi devi salvare i tuoi cuccioli. Salvare i miei cuccioli? Da chi? Ora ho lasciato l’ultima nata al mio compagno è bellissima, il suo pelo è lucido e bianco come i ghiacciai che abbiamo intorno.

Le comari urlano con lei, piangono. Lei Mamma Foca non si ferma. Deve ritrovare l’ultima nata. Ha già perso troppi cuccioli. E allora corre, corre dietro a quella voce ed il suoi occhi diventano obiettivi, le sua piccole zampe veloci come la luce. E proprio mentre corre e cerca di vedere lontano ode degli stridii strazianti. E’ in quel momento che li vede, vede quattro piccoli cuccioli. Il suo stupore è immenso. Debbono essere appena nati. Come la sua piccola scomparsa. Forse è proprio lei, pensa tra sé e sé. E riprende a correre fino a quando li raggiunge. Lo stupore la blocca. I piccoli sono legati, i loro piccoli occhi carichi di dolore, le ciglia appena formate umide di lacrime. Vede smarrimento, dolore, disperazione. Vorrebbero fuggire, ma sono legati attaccati uno all’altro. Possono soltanto gridare insieme e toccarsi con la punta dei loro musetti. Vicino a loro decine di sacchi chiusi. Legati e abbandonati lungo il ghiacciaio. Sono sacchi pieni. A tratti sembra si muovano. Mamma Foca ha capito. Ora ha paura, è terrorizzata. A capito che quei sacchi appartengono alle lunghe dita adunche dei bracconieri. Quando cadono le stagioni dei nostri nidi li vediamo da lontano venire verso di noi muniti di sacchi grandi e bastoni per uccidere e portar via i nostri cuccioli. Si sentono forti i bracconieri sanguinari. Conoscono la nostra lentezza. Ma ora no. Cerco di essere veloce. Apro un sacco e poi l’altro. I piccoli mi guardano smarriti. Iniziano a fuggire. Poco distante le altre mamme Foche li accolgono con stridii di gioia, di amore. Riescono persino a saltare con queste nostro piccolissime zampe. Poi inizio ad aprirne altri ed altri ancora, fino a quando vedo alcuni sacchi rammolliti. Immobili. Allora capisco. Voglio guardare e capire fino a che punto l’uomo può andare in giro con il solo vessillo della morte. Le loro testoline sono insaccate in un intrigo di pelle rosa. Come quelle dei neonati. Uomo immondo per pochi soldi ti sei macchiato di un reato che urla vendetta. Non dà noi mamme Foche. No. Noi siamo capaci soltanto piangere i nostri figli uccisi da voi per pochi soldi. E il danaro sarà la vostra maledizione.

Sono una mamma Foca è vero. Quante altre mamme esistono nel mondo che urlano il loro dolore. I nostri vengono scuoiati per le pelli pregiate. Altri vengono uccisi dalle bombe e non importa se sono dello stesso sangue. Importante è arrivare al Potere come una grande piovra.

SCOPERTA LA CURA PER L’ENDOMETRIOSI

Pietro Giulio Signorile uno dei più stimati scienziati italiani ha finalmente abbattuto la barriera di una grave patologia tutta femminile: l’Endometriosi. Con la testardaggine tipica dei pugliesi (nato a Martinafranca) ha vinto con una scoperta sensazionale la patologia la cui prima diagnosi risale a tre secoli fa (1690). Una scoperta talmente importante che rivoluzionerà il modo di vivere di milioni di donne invalidate occultamente da una subdola serie di cellule che invadono senza freni il corpo femminile, partendo lì, dall’utero che ne vieta anche la maternità oltre a sofferenze fisiche spesso invalidanti. L’Endometriosi: diventa l’ossessione medica del Prof. Pietro Giulio Signorile. Per scoprirne le origini, le cause, insieme a un team di medici e scienziati, delle maggiori Università italiane si fa promotore di una onlus: la Fondazione Italiana Endometriosi. Anni di durissimo lavoro che impegna il Nostro e la sua equipe medica premiandone la testardaggine con successo. – Ero ovviamente a conoscenza dell’invalidità e del dolore indescrivibile della malattia, spiega -il primo passo che ci è sembrato più ovvio è stato quello di trovare e provare ad isolare la cellula. Scoprirne il percorso che la portava indisturbata a scivolare all’interno del corpo femminile. Un percorso di grandi sofferenze e invalidante al punto che in alcuni casi, era addirittura proibito alle donne che ne erano colpite ogni tipo di lavoro fisico. E attenzione – avverte – l’endometriosi non è una malattia rara come si potrebbe pensare. Scoprirne le cause ed in seguito le cure ha avuto una risonanza ed un successo in tutto il mondo scientifico mondiale. E’ stato ufficialmente presentato al Congresso Internazionale “Interferenti Endocrini: Endometriosi e Infertilità” alla presenza delle più importanti Istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali: il CNR, l’Harvard School di Boston, l’Institutes of Enviromentel Health Sciences del North Carolina. Un successo per il mondo della medicina e della scienza e un incentivo, chissà, a non trascurare economicamente il settore della Ricerca.
D. Come si sente dopo aver dato un così grande contributo alla medicina italiana? R. Emozionato. Orgoglioso. Felice. Abbiamo lavorato duramente e questo è il risultato di un team solido formato da grandi professionisti della medicina. E’ un riconoscimento alla professionalità, ma anche alla tenacia.
D. Vuole spiegare che cosa è l’Endometriosi e quali i disturbi di questa patologia?
R. E’ una malattia subdola che agisce in silenzio e colpisce esclusivamente il corpo femminile. Sono cellule (endometriosi) che si formano nel tessuto adiposo periuterino (al di fuori dell’utero) che colpisce in Italia il 30 per cento di donne in età fertile. E’ una vera e propria patologia, molto dolorosa che spesso le donne per pudore o vergogna nascondono. E’ una malattia sociale spesso invalidante con conseguenze negative sia nella vita privata, sociale e lavorativa.
D. Anni di studio e ricerca quando ha avuto la certezza di essere quasi vicino al successo? R. Inizia la speranza di un successo sulla sua origine quando riusciamo ad individuare la sua origine: embriogenetica dell’endometriosi. Da ciò finalmente riusciamo a focalizzare il punto specifico sul quale lavorare ed approfondire: l’utero femminile. Dobbiamo le nostre attenzioni ed i nostri studi su questo delicato appartato. Riproduciamo l’endometriosi nel modello animale prendendo a cavie un gruppo di topi femmine (Balb C) alle quali abbiamo somministrato un interferente endocrino (Bisfenolo A). Nella prole nata da queste madri si è riscontrato, nel 30% dei casi, la presenza di endometriosi nel tessuto adiposo periuterino (al di fuori dell’utero) mentre nel gruppo di controllo non trattato con Bisfenolo A è stato riscontrato nella prole femminile un solo caso di endometriosi (5%). In Italia sono al momento circa 3 milioni le donne affette da Endometriosi, in Europa sono 14 milioni e l’Europa sostiene una spesa di circa 22,5 miliardi di oneri annuali per congedo malattia. In tutti questi secoli passati purtroppo milioni di pazienti si vergognavano di accusare sintomi sui quali purtroppo la medicina ancora non era in grado di curare. Una malattia che incide negativamente anche sulla nostra economia. Che è spesso causa dell’infertilità femminile, e che negli ultimi stadi è causa dell’asportazione di parte dell’intestino o danni all’apparato urinario. Un vero e proprio massacro sapendo che il 30% colpisce la donna in età fertile.
D. Come s’insedia la malattia e dove?
R. Ha origine nel feto femminile. E saranno soltanto le nasciture a ereditare questa patologia. Nel corso dell’esperimento il 30% delle topine nascono già con le cellule dell’Endometriosi.
D. Quali i sintomi che dovrebbero preoccupare una gestante?
R. Forti dolori pelvici, mestruali. Basti pensare che in alcuni casi si somministra l’antidolorifico alla morfina. Altri e molteplici patologie che non debbono essere sottovalutate.
D. Economicamente come avete sostenuto la vostra Fondazione?
R. Con fondi privati, donazioni. Ma desidero anche e soprattutto ringraziare Mara Carfagna che non solo ci ha sostenuto, ma che ha seguito il nostro iter scientifico con vera passione conoscendone da tempo la gravità. La Carfagna è al corrente dei riflessi negativi della malattia sul rendinto sociale, ma soprattutto nella vita privata delle pazienti che spesso hanno vergogna della loro enorme sofferenza.
D. Come nasce il suo grande amore per la Medicina?
R. C’è un detto: buon sangue non mente. Mio padre è stato un grande medico e forse i baresi lo ricordano con affetto. Da piccolo seguivo il suo lavoro apprezzandone soprattutto il lato umano.
D. In realtà lei risulta nato a Martina Franca.
R. In quel periodo c’è stato un errore di “calcolo” della mia mamma nativa di Martina che era andata a trovare i suoi parenti. Ebbene evidentemente quell’aria sublime mi ha stimolato a nascere prematuramente (sette mesi) ma come ripeto virtù del luogo, ora eccomi qua.
D. Lei sa che l’orgoglio e l’amore dei pugliesi la seguiranno ovunque. Viene ancora da queste parti?
R. Ci mancherebbe altro. Appena i miei impegni me lo permettono corro nella mia terra che amo tanto.
D. Puglia: terra di sole, di mare e di personaggi gloriosi. Dica la verità qual è l’elemento che in questo momento vorrebbe avere a vista d’occhio?
R. Non solo a vista d’occhio: in questo momento desidererei festeggiare in privato con un grande e saporito piatto di Fave e Cicoria.

Femminismo ante litteram

Se pensiamo al movimento femminista ci viene in mente una data: 1968: l’anno della rivolta ufficiale delle donne verso il maschilismo che in quell’epoca imperava. In realtà, quegli anni hanno ufficializzato ciò che era ufficiosamente nato qualche secolo prima, nel Medio Evo e sempre la città di Roma come testimone: romane vere e adottate che ebbero il potere occulto (ma non tanto) di entrare nei favori dell’Impero ecclesiastico. E sì entrarono nei favori dei rappresentanti della Chiesa. Maschilisti da sempre. Le suore ancora oggi non possono accedere ai paramenti sacri. Ma a torto o a ragione di fatto c’è che le “signore” dell’alta borghesia romana riuscirono con arti seppure discutibili, ad entrare nell’ombra nelle sedi più prestigiose del potere. Le donne allora erano considerate simbolo del peccato, mostri sessualmente da temere. Nonostante ciò molte riuscirono ad imporsi appropriandosi di un potere che seppure occulto manovrava di fatto le gerarchie ecclesiastiche. La Papessa Giovanna che riuscì a nascondersi diventando appunto Primate della Chiesa cattolica per qualche anno, fino al parto avvenuto (si narra) in pubblico durante una visita ai fedeli accompagnata dai sacerdoti. Ageltrude, detta la Papessa, perché riuscì  a far incoronare suo figlio da Papa Stefano. Non solo, ma la donna riuscì a vendicarsi di chi fino ad allora aveva ostacolato le sue ambizioni. Per non parlare di Teodora moglie di Teofilatto uomo di potere nell’ambito del Laterano, che riuscì a costruire un grande futuro alla figlia Marozia spingendola (si dice) nel talamo di papa Sergio III. Siamo nel 904. Quanti secoli sono trascorsi? Notizie ne abbiamo anche di un’altra donna “papessa per vocazione”: Matilde di Canossa è ritenuta il braccio destro del papato di Gregorio VII. Ma le maldicenze sono soltanto sussurrate perché a differenza di molte altre signore di potere, Matilde è prodiga di beneficienze che ufficialmente la pongono in una posizione di tutto rispetto. La nobildonna desidera un posto di prestigio per suo figlio Alberigo. Ci riuscirà. Purtroppo per lei dopo tanti “sacrifici” sarà proprio il giovane che ottenuta la carica ambita si vorrà liberare della madre facendola rinchiudere in un monastero dove morirà nella sua cella. E siamo nel 936 circa. L’elenco sarebbe lunghissimo. Ma qualche nota sul movimento tutto al femminile di cui oggi tanto discutiamo, è una realtà sempre esistita. Con poche differenze. E se ci sono, non ce ne siamo accorti.

L’amore e la luce violata

Avrebbero dovuto farti sapere che cosa accade quando il tuo piccolo corpo si ricompone quando all’improvviso il tuo sguardo si ferma su quell’uncino maledetto e cerchi di capire che cosa è stato quel dolce caramellato che poco fa hai ingoiato con tanta bramosia. Non ti era mai capitato di assaggiarne uno. Vieni dai borghi, dalle fogne, vieni dalle ristrettezze e il cibo lo cerchi tra i bidoni della spazzatura. Nessuno sa bene che hai fatto amicizia con i topi della fogna vicino alla tua branda, nessuno sa bene che con i topi dividi un pezzo di pane raffermo ed una crosta di formaggio ammuffito e duro.

Avrebbero dovuto farti sapere…….che non è questa la vita che pensavi di potesse aspettare.

Avrebbero dovuto farti sapere……..che un bacio d’amore è come un raggio di sole che ti scalda dalla testolina fino giù giù alle estremità del tuo corpicino. Che un bacio d’amore ti sazia e ti compensa dal dolore dei morsi della fame e ti scalda come solo il corpo di una mamma può fare.

Avrebbero dovuto farti sapere……che è proprio nei bidoni della spazzatura dove vai per cercare un po’ di cibo ci sono i tentacoli adunchi che ballano di fronte ai tuoi occhi per offrirti carte colorate e tentatrici. Quelle piccole cartuccelle che quando le apri scoprono una serie di profumi e sapori che ti fanno gioire e gridare di gioia. Allora pensi che quel tentacolo adunco che un po’ ti fa paura perché non profuma di fiori e di lavanda come ogni tanto ti capita di sentire quando vai sul corso a guardare le signore che passeggiano, è il tentacolo di un benefattore, il tentacolo di qualcuno che ti vuole bene veramente. Lo segui. Sei felice perché sei convinto che ti arriveranno altre carte colorate che nascondono le dolcezze che ti riempiono il cuore e ti fanno sorridere.

Ecco è arrivato il momento il tentacolo si ferma. Si ferma in un bosco pieno di profumi di pino dove sono fiorite le viole ciocche, dove gli iris selvaggi si ergono in tutta la loro bellezza. E’ il mondo delle fiabe. Allora è vero che esistono questi posti, ti chiedi. E pensi che da un momento all’altro appaia una fatina che con la sua bacchetta magica ti chieda: piccolo esprimi un desiderio ed io te lo realizzerò. Ecco ora sorridi scoprendo le tue gengive rosa. Il tuo riso è contagioso tanto che guardi il Tentacolo che ti ha portato fin là e vorresti abbracciarlo per dirgli grazie, grazie per avermi regalato questo grande sogno.

Ma quando ti giri fiducioso verso di lui, avverti un dolore, ma un dolore così acuto che neanche riesci a gridare. Fai appena in tempo a pensare a quella cartuccella rosa, a quel sapore dolce che ti aveva tanto scaldato il cuore. E un attimo di secondo hai ricordato una frase che ti disse un giorno il topo amico, quello con il quale dividevi il pane duro e le scorze di formaggio ammuffito.

Ti disse: mi raccomando piccolo mio non ti fidare mai delle prelibatezze che ti fanno assaggiare i Tentacoli che girano dalle nostre parti. Se vedi che hanno le scarpe, che indossano dei vestiti nuovi e che sorridono alla tua ingenuità scappa, corri via da loro più velocemente che puoi. Se cadi rialzati e scappa, scappa perché quei Tentacoli con le scarpe che indossano vestiti nuovi sono la feccia, la merda residua di esseri viventi maledetti da Dio. E i maledetti da Dio sorridono soltanto alle urla ed alle grida di dolore dell’INNOCENZA VIOLATA.

Ecco avrebbero duvuto farti sapere che………