Il Merlo e la Comare e l’edilizia selvaggia

 C’è un Merlo che piange disperatamente. Le sue lamentele sono dolorose e pungono veramente il cuore. Perché un Merlo che si dispera è insopportabile. Il suo pianto non si calma e gli viene in soccorso la Comare Ernestina, la pappagalla a capo di una grande Comunità della quale poi vi narrerò.

Il pianto: ahi, ahi comare Ernestina piango perché non abbiamo più una casa, un alloggio sicuro. Ma ha visto come hanno distrutto la nostra collina, come hanno bruciato i nostri Pini secolari, hai visto che sorta di gigantesco edificio stanno costruendo quei bipedi degli uomini?

Comare Ernestina è basita. Sai Merlo, hanno cacciato anche noi che ora non sappiamo proprio come sopravvivere. Sono d’accordo con te. Era la più bella collina della zona. Ricordi i cespugli di rosmarino, le lantane colorate e i piccoli Pini che crescevano accanto a fiori selvatici e tanta erbetta fresca  e profumata di menta? Sapessi i miei figli come hanno pianto. All’improvviso, una mattina sono arrivati i Bipedi con delle macchine da paura. Hanno cominciato a scavare e scavare fino a quando della Collina e dei suoi meravigliosi frutti non è rimasto più nulla. Orrore, hanno gridato i miei piccoli. Mamma, mamma, salvaci. Butta fuori quei mostri. Beccali, pungili, falli fuggire.

E tu che cosa hai fatto? Chiede Merlo.

Cosa vuoi che abbia fatto. Siamo, è vero una grande colonia, ma come fai a metterti a lottare con degli energumeni che hanno persino un cappello di metallo in testa? Nulla si può fare contro la ferocia dei Bipedi. Ci hanno massacrato. E siamo dovuti andare via volando a più non posso.

Ed ora che faremo, chiede ancora Merlo.

Dobbiamo volare in cerca di altri Rami per nidificare. Certo è difficile. Roma era la città più bella del mondo. Pensa caro Merlo che noi Uccelli avevamo il privilegio che pochi hanno nel mondo dei Bipedi. Ci nutrivamo con le bacche delle campagne rigogliose della nostra città eterna. Potevamo nutrirci dei vermi così saporiti che qualcuno di noi è diventato anche grassoccio.

Non me ne parlare, risponde piagnucolando Merlo. Prima eravamo anche noi una popolazione di Merli pacifici e ben nutriti. Ora quando ci capita qualche verme da mangiare, sanno di polveri amare e spesso qualcuno di noi più gracile si ammala e perde le penne prima e poi la vita. Siamo disperati. Non sappiamo più come fare. Hai per caso qualche soluzione?

E quale? I Bipedi usano le armi, i bastoni e quando ci vedono ormai si mettono sulla difensiva. L’unica cosa è emigrare. Andare via da questa meravigliosa città. Non leggi i giornali che lasciano per la strada?

Di che parli Comare?

Parlo del crollo delle meraviglie di Roma. Parlo dell’edilizia selvaggia che ormai non rispetta più nulla in nome del dio Denaro.

E questo adesso chi è?

Ma Merlo caro sei proprio grullo. Non sai chi è il dio Denaro?

No. Non lo abbiamo mai conosciuto e voi?

Neanche noi: saprai che noi pappagalli siamo un po’ impiccioni e curiosi. Un giorno durante un’assemblea dei nostri anziani, tenutasi sopra una Quercia spettacolare della via Appia Antica, Il nostro Mestro ci han fatto vedere dei fogli colorati di carta e tanti pezzi di metallo.

Queste, ci ha detto il Maestro, sono il cibo dei Bipedi e si chiama Denaro. Se provate e beccarle morirete.

E allora? Che vuoi dire?

Semplice. Che il cibo sia indispensabile per vivere lo sappiamo. Noi amiamo i semi e le bacche. I Bipedi con il Denaro acquistano cibo e vestiti e altro.

Allora è giusto che abbiano distrutto la collina per costruire quel mostro di cemento?

No. Non è giusto. Avrebbero potuto farlo da un’altra parte. Il problema caro Merlo è il disinteresse che ormai c’è per la vita, umana e animale. E quei pochi Bipedi che si salvano, perché ce ne sono ed anche molti, non possono nulla contro quel dio Malefico che corrompe e macera gli animi di molti stolti. L’unica cosa sarebbe lasciarli soli. Veramente soli. Chiusi nelle loro Cattedrali mostruose che hanno costruito e per le quali si sono venduti anche le loro anime:

Emigreremo, caro Merlo. Prendi la tua famiglia ed i tuoi amici ed invece di piangere e disperarti cerca altre soluzione. Ce ne sono caro. Sì, ce ne sono.

Questa che vi ho narrato è una storia vera. Gli interpreti sono amici che ogni mattina vengono sul mio balcone per avere un po’ di cibo e di amore. Anche loro mi ricompensano. Ma nella maniera che i Bipedi non sanno fare: cinguettano e mi svolazzano vicino. E mi donano una grande felicità.

Raccontate la vostra che ho raccontato la mia.